Consacrazione secolare
La vita consacrata, profondamente radicata negli esempi e negli insegnamenti di Cristo Signore, è un dono di Dio Padre alla sua Chiesa per mezzo dello Spirito. Con la professione dei consigli evangelici i tratti caratteristici di Gesù — vergine, povero ed obbediente — acquistano una tipica e permanente «visibilità» in mezzo al mondo, e lo sguardo dei fedeli è richiamato verso quel mistero del Regno di Dio che già opera nella storia, ma attende la sua piena attuazione nei cieli.
Vita consecrata, 1, Giovanni Paolo II
Le parole con cui si apre il documento di san Giovanni Paolo II sulla vita consacrata richiamano le caratteristiche fondamentali che connotano questa via di speciale sequela di Cristo: dono del Padre alla Chiesa, per opera dello Spirito, non concesso a tutti, propone ai battezzati, attraverso la professione dei consigli evangelici, una conformazione a Cristo più compiutamente espressa e realizzata, segno ed anticipazione della perfezione escatologica. La radicalità richiesta dalla vita consacrata si è manifestata nella Chiesa e continua a manifestarsi, fino ai nostri giorni, in forme diverse e in una molteplice varietà di carismi, attraverso i quali un unico e medesimo significato assume visibilità e dispiega tutta la sua ricchezza: la consacrazione secolare è una di queste forme.
In essa, il valore ed il senso della vita consacrata – che, di per sé, restano immutati – si manifestano attraverso le modalità di una normale vita secolare: perciò, le persone che fanno parte dell’Istituto Cordis Jesu vivono del proprio lavoro, restando nell’ambito del proprio ambiente, senza che la vita comune (che si realizza tipicamente negli incontri periodici delle comunità di appartenenza) assuma quelle forme canoniche che caratterizzano il modo di vivere negli ordini religiosi. Ugualmente l’apostolato, al quale è chiamato ogni battezzato, non si organizza secondo modalità comuni e costanti, né attraverso opere proprie, ma ogni persona dell’Istituto deve saper leggere nella propria vita quale sia, di volta in volta, lo specifico modo in cui è chiamata ad annunciare il vangelo ai fratelli.
Tutto questo non si traduce – e non deve tradursi – in un appiattimento o una banalizzazione del significato proprio della vita consacrata che significherebbe, drammaticamente, un occultamento del dono ricevuto e, in ultima analisi, una perdita di identità: un consacrato secolare non si identifica e non può proporsi semplicemente come un cristiano impegnato. La riduzione al minimo di ogni genere di struttura, insieme alla rinuncia a segni di riconoscimento esteriori (abito, casa …), ben lungi dall’essere espressione di una volontà di nascondimento o di un atteggiamento intimistico, richiama piuttosto noi dell’Istituto Cordis Jesu, al pari di ogni consacrato secolare, a ricercare e testimoniare ai fratelli quella tensione escatologica che guarda alla definitiva realizzazione del Regno e che è viva e presente nella vita umana, sorreggendo e dando senso agli impegni e ai gesti che riempiono il nostro quotidiano: in questo modo, prendiamo sul serio il mandato che la Chiesa affida alla vita consacrata, rileggendolo attraverso il filtro, apparentemente modesto, della secolarità.
Non è un compito semplice, anzi, è proprio ciò che rende difficile la nostra vocazione. Eppure è anche ciò che determina il suo fascino ed è il vero motivo per cui i consacrati secolari possono essere definiti, con le parole del santo pontefice Paolo VI, alpinisti dello spirito.

