Parliamo di noi
Sono tanti anni che mi trovo a confrontarmi con quel dolce e sommesso “tsunami” che mi ha svegliato dalla sonnolenza di una vita semplice ma non ancora significativa.
Era la domenica di Pasqua ed io stavo seguendo la messa domenicale nella parrocchia di Ventimiglia dove mi trovavo per una visita ad una zia anziana.
Il Vangelo del giorno era Giovanni 20, 11-18, l’incontro di Gesù con Maria di Magdala.
Il lettore pronunciava le parole di quei versetti che conoscevo, ma che mi sfuggivano come sempre, uno dopo l’altro.
“Maria” disse Gesù…
Io istintivamente ho tradotto quel nome nel mio: “Giovanna”!
In principio mi è sembrato frutto di una distrazione sciocca, come se fosse un gioco di fantasia!
Sono uscita di chiesa con quel gioco nel pensiero. Esso è andato avanti fino a quando ho incontrato una persona che mi ha invitato ad un incontro di spiritualità.
Qui mi si è acceso nel cuore il desiderio di approfondire, di incontrare, di pensare.
Si stava formando un piccolo sentiero, poi una stradina e poi un coinvolgimento sempre più acceso.
Mi son sempre domandata se tutto ciò era frutto del desiderio di arricchire la mia giovinezza con incontri nuovi e significativi oppure se c’era dell ‘altro.
Caspita, a un certo punto mi son detta, qui non si scherza!
Continuando a sostituire il nome di Maria con il mio, lo “tsunami” ha preso vigore :ormai non potevo più fare a meno di quell’ invasione di campo che tuttora infiamma i miei giorni.
Giovanna

Non avevo mai sentito parlare degli istituti secolari, quando ho cominciato a rendermi conto che l’incontro personale e diretto con il Signore – avvenuto quando mi ero già inoltrata in una interessante e soddisfacente vita lavorativa – mi stava portando a vedere con occhi diversi i molteplici aspetti della mia esistenza. Stavo cominciando a comprendere che cosa significasse veramente avere il Signore al centro della vita: avere, non mettere.
L’incontro con il Signore non era avvenuto per mia iniziativa, non avevo programmato io il quando e il come. Proprio per questo, mi sono resa conto che non avrei potuto ignorarlo senza rifiutarlo e che accettarlo significava incamminarmi per una strada che, al momento, non potevo immaginare dove mi avrebbe portato, per lo meno a livello di vita quotidiana: insomma, cominciava a prender concretezza la possibilità di una scelta di vita consacrata. Il problema era che non avevo nessuna conoscenza e nessun “aggancio” in questo campo e non sapevo bene in quale direzione orientarmi, anche se le mie scarse conoscenze in materia mi indirizzavano verso la vita religiosa: lasciare il lavoro, entrare in un convento … Non che la cosa mi creasse problemi: la questione era però capire dove il Signore mi volesse veramente indirizzare e il campo mi appariva vasto e privo di indicazioni chiare.
Ora, non è questo il luogo per un racconto dettagliato della mia vita e del mio cammino. La cosa importante è stata che non mi è mai mancato il giusto aiuto (a partire dalla direzione che mi ha sempre accompagnato) per poter discernere tanto nella mia vita spirituale quanto nei fatti quotidiani, la strada che il Signore mi indicava. Ho scoperto l’esistenza degli istituti secolari di cui (come ho detto all’inizio) non sapevo nulla; ho incontrato l’Istituto Cordis Jesu, l’ho riconosciuto come la strada lungo la quale il Signore voleva che camminassi e ho cercato di capire. Ho proseguito il mio lavoro, fino alla pensione, ho mantenuto tutte le mie relazioni e le mie amicizie: ho però aggiunto tutto quanto mi serve (e l’Istituto mi richiede) perché, al di là della mia personale debolezza, la mia relazione con il Signore acquisti sempre maggiore autenticità e concretezza. La vita è diventata molto più intensa e, non di rado, anche più complicata, ma ne è valsa la pena.
Molte di noi, che appartengono all’Istituto, realizzano iniziative bellissime in campo sociale e caritativo, nella Chiesa e nelle associazioni … Nel mio caso, le mie attività e le diverse vicende della vita mi hanno sempre lasciato poco tempo disponibile, tuttavia anche questa mia povertà ha avuto i suoi frutti, perché mi ha aiutato a capire meglio il valore e l’importanza di ciò che si è, accanto a ciò che si fa e mi ha insegnato che quanto di buono abbiamo non è tanto frutto delle nostre forze, ma piuttosto dono gratuito della misericordia che il Cuore di Gesù effonde su tutti noi e che questa nostra vita, per quanto bella e ricca di buone opere, acquista senso solo nella misura in cui diventa realmente trasparenza di eternità.
Stefania

Chi cerca trova, potrei presentare cosi la storia della mia vocazione. Ognuno ha la sua propria storia, irrepetibile ed originale, il proprio percorso che può essere lungo, tormentato, repentino. Il Signore attende, accompagna, tende agguati.
La mia vocazione è cominciata con un’inquietudine, sentivo forte il desiderio di seguire “più da vicino” il Signore, rimanendo nelle strade del mondo. Ho capito che non potevo essere l’autodidatta della mia vocazione, che proprio per il suo nome “vocazione” presuppone una chiamata ed una risposta. Ho cominciato un cammino nei “luoghi del silenzio” partecipando a giornate di orientamento vocazionale, ho cercato esperienze e testimonianze in particolare in quei luoghi di contemplazione e di silenzio che sono i monasteri.
Alcune parole sono state le idee guida che hanno orientato la mia ricerca: ascolto e preghiera, azione e contemplazione, missione e testimonianza. Ho scoperto nella mia ricerca gli Istituti Secolari, il cui cammino è stato particolarmente sostenuto e incoraggiato da Papa Paolo VI: è stato l’agguato del Signore che ha letto nel mio cuore il desiderio di seguirLo nel mondo per testimoniare il Suo Amore.
La Spiritualità del S. Cuore ha dato “forma e identità” alla mia vocazione e mi ha condotto a scoprire ed approfondire il significato della preghiera di intercessione e di riparazione, che sgorga dal Suo Cuore Trafitto.
Maria
